W obronie doktorskiej, prócz Rodziców Doktoranta, wzięli udział Współbracia z Rzymu (księża: Marian Burniak, Grzegorz Ryngwelski, Paweł Kawalec i Sebastain Sosnowski). Z Polski przyjechał ks. proboszcz Stanisław Malczewski, z Niemiec ks. Bogdan Renusz, a z Brazylii ks. prowincjał Zdzisław Malczewski. Obecnością swoją zaszczycił zebranych ks. arcybiskup Szczepan Wesoły, Delegat Prymasa Polski ds. Duszpasterstwa polonijnego. Na sali była również obecna pokaźna grupa Polaków, należących do duszpasterstwa polskiego prowadzonego przez chrystusowców w Rzymie przy kościele św. Stanisława, a którymi opiekował się także ks. Paweł.
    Po wystąpieniu przewodniczącego komisji, który ogłosił przyznanie ks. Pawłowi stopnia doktora, głos zabrał nowy doktor Towarzystwa Chrystusowego. 
    Wieczorem ks. prokurator Marian Burniak, przełożony wspólnoty chrystusowców w Rzymie, wydał kolację na cześć nowego doktora. W kolacji, która przeciągnęła się do późnych godzin nocnych, oprócz Rodziców ks. Pawła i Współbraci, wziął udział również JE ks. arcybiskup Szczepan Wesoły.
    Następnego dnia, w sobotę 26 października, JE ks. arcybiskup Szczepan Wesoły przyjął na uroczystym obiedzie zaproszonych przez ks. dr. Pawła Melczewskiego jego Rodziców, Współbraci, ks. promotora prof. Ugo Vanniego, recenzenta ks. prof. Alberta Valentiniego, przewodniczącego komisji przewodu doktorskiego ks. Javiera Lópeza i innych gości, zaproszonych z okazji wczorajszej obrony pracy.

 (przygotował ks. Z Malczewski SChr)

tekst podziękowania ks. Pawła, wygłoszony podczas obrony

     Chiedo gentilmente ancora due secondi di pazienza.
    Un dottorato costituisce nelle sue diverse fasi un’esperienza complessa. Prima di tutto ringrazio Dio per la sua iniziativa del pensiero, del tema che ho potuto affrontare, e poi scrivere, al quale sia gloria per secoli dei secoli. Amen. direi in modo paolino.
    La tesi, che stata per me lavoro di grande impegno e fonte di gioia, ha coinvolto molte persone, a cui ora desidero esprimere la mia riconoscenza.
    Anzitutto devo profonda gratitudine a Padre Ugo Vanni, primo relatore, che ha diretto e stimolato (diciamo la lunga) ricerca ed č stato sempre pronto a discuterne i problemi con affabile disponibilitŕ e ha indirizzato verso san Paolo. Alla sua direzione precisa e discreta, all’attenzione e al calore umano con cui ha seguito la mia fatica va in primo luogo la mia riconoscenza.
    Con lui ringrazio Padre Alberto Valentini, secondo relatore, per le osservazioni che hanno contributo a precisare alcuni punti importanti. E padre Javier Lňpez per la sua presenza come il preside nel conseguimento del dottorato.
    Al di lŕ del contributo scientifico, č stato di fondamentale importanza l’aiuto e l’appoggio umano che mi č giunto da piů posti. Mi sento profondamente debitore ai miei superiori. A Padre Generale della Societŕ di Cristo Tadeusz Winnicki che ha concesso il tempo necessario per questa tesi e che ha prolungato un po’, A padre proviciale di Germania Ryszard Glowacki, che si č addossato il mio soggiorno a Roma. Nella persona di Padre Marian Burniak, procuratore della nostra congregazione ringrazio loro per tutto questo. Padre Burniak fu per me una fucina di spiritualitŕ e di apertura durante questi anni di studio, a lui rivolgo la mia riconoscenza.
    Un grazie vivissimo vorrei esprimere al Arcivescovo Szczepan Wesoly, il protettore dei emigranti polacchi, in lui vedo tutto il nostro carisma.
    Un lavoro della tesi si č svolto nella comunitŕ religiosa di Roma. Desidero ricordare con fraterna gratitudine i vari colleghi, sono stati un prezioso aiuto spirituale, padre Edward Strycharz, Krzysztof Antoń, e Grzegorz Ryngwelski, e soprattutto Bogdan Renusz, Paweł Kawalec, Sebastian Sosnowski, che hanno condiviso con me i vari momenti della vita dei studenti.
    Tengo in particolare a ringraziare di suor Maria Eletta, di signora Rosalia Forti per l’aiuto nella lingua italiana. 
    Last, but not least - grazie ai miei famigliari, ai genitori, ai zii, per la loro presenza, proprio oggi qui con me. Un grazie vivissimo vorrei esprimere a tutti i miei amici, che stanno a Roma per i vari motivi di studio, di lavoro.
    Dedico questa fatica alla mia famiglia diciamo naturale e quella religiosa e in loro, a tutti amici che con la loro vita nell’emigrazione mi hanno aiutato a credere nell’amicizia, nella possibilitŕ di vivere degnamente in un altro paese che gli ospita.
    Dopo la preghiera tutti sono invitati al bar.